Artist Statement

italia

“Un corpo umano è un’architettura di forme che si incastrano e si sostengono l’una con l’altra, paragonabili ad un edificio nel cui complesso ogni diversa parte ha il suo ruolo; se uno degli elementi non è al suo posto, tutto crolla.”

Matisse

 

La mia ricerca estetica si sviluppa sull’oggettività corporea in un processo di conoscenza interiore del corpo umano assunto come misura dello spazio e del tempo.

Le opere sono figurative ma le icone sono rappresentate nella loro plasticità; grovigli di segni tracciati nel tentativo di cogliere le linee forza, i volumi che via via vengono sottratti dal caos e trasfigurati dal bianco: un silenzioso vuoto che si fa culla per accogliere al centro le forme e farle vivere.

È un’arte vitale che parte dalla terra e anela al cielo: dal segno grafico essenziale e compositivo si arriva all’uso del colore stemperato spesso in stesure monocrome per esaltare il protagonismo delle figure; è un cromatismo terroso che si arricchisce con immissione di più materiali per ispessire la personalità di questi manichini.

Le forme solenni non sono qualcosa di autonomamente definito ma la loro potenza si manifesta grazie alla forma vuota che sta loro attorno. Esse si rivestono di un vuoto dinamico, come una cavità pronta e disponibile ad accogliere e a riversare.

Il gioco inizia dalla preparazione della tela, grezza, con la quale creare un rapporto di complicità e di dominio allo stesso tempo: la grande superficie a terra viene subito macchiata e poi stesa in verticale dove alla fusaggine  viene affidato il compito di marcare le linee forti dell’opera, velocemente, senza staccarsi dalla tela. Tornata sul pavimento l’opera è un groviglio di segni nei quali cerco i volumi d’aria e, come in scultura, tolgo materia per liberare la forma ritagliandola con il colore. Il rosso, pulsante di vita sprigiona energia, tocchi di arancio segnano il tempo di un ritmo senza tempo.

I segni violenti e i colori sgocciolati interpretano il senso eroico e vitale dell’uomo, corpi o teste descritti e poi cancellati in un condensato pregno di materia straziato dal dolore. Le tele, o il legno, diventano un’arena, il luogo della lotta tra il limite fisico del corpo e la leggerezza immateriale dei sogni.

Soffermandosi di fronte al quadro la figura, nascosta tra segni e colore affiorerà dalla tela, con ritmo lento: è l’essere umano che appare.

Il segno, ora forte ora sottile, acquista il valore di guidare i nostri occhi attraverso i colori.

L’uomo e il suo confine, fisico e temporale, contenitore e contenuto, fibra, sangue e vene.

Spirito e anima, l’anelito allo sconfinare del pensiero, senza limiti.

L’uomo e la natura, l’ascolto della terra e delle sue forme, il respiro dentro e fuori di noi, fuori dai nostri piccoli confini umani.

 

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“Fit your parts into one another and build up your figure as a carpenter does a house. Everything must be constructed—built up of parts that make a unit; a tree like a human body, a human body like a cathedral.”

Matisse

 

My aesthetic research develops on bodily objectivity in a process of inner knowledge of the human body as a measure of space and time.

The works are figurative but the icons are represented in their plasticity; tangles of signs traced in an attempt to grasp the strong lines, the volumes that are gradually subtracted from the chaos and transfigured by a silent white: void that becomes a cradle to welcome the forms in the center and make them come to life.

It is a vital art that starts from the earth and yearns for the sky from the essential and compositional graphic sign we arrive at the use of color, often diluted in monochrome drafts to enhance the protagonist of the figures; it is an earthy chromatism that is enriched with the addition of more materials to thicken the personality of these mannequins.

Solemn shapes are not something autonomously defined but their power manifests itself thanks to the empty shape that surrounds them. They cover themselves with a dynamic void, like a cavity ready and available to welcome and pour

The game starts from the preparation of the rough canvas, with which to create a relationship of complicity and domination at the same time: the large surface on the ground is immediately stained and then stretched vertically where the fusaggine is given the task of marking the strong lines of the work, quickly, without detaching from the canvas. Back on the floor, the work is a tangle of signs in which I look for volumes of air and, as in sculpture, I remove matter to free the form by cutting it out with color. Red, pulsating with life, releases energy, touches of orange mark the time of a timeless rhythm.

The violent signs and the dripped colors interpret the heroic and vital sense of man, bodies or heads described and then erased in a condensate full of pain-torn matter. The canvases, or the wood, become an arena, the place of the struggle between the physical limit of the body and the immaterial lightness of dreams.

Staying in front of the painting, the figure hidden between signs and color, that appears with a slow rhythm is the human.

The mark, now strong, now subtle, acquires the value of guiding our eyes through colors.

Man and his boundary, physical and temporal, container and content, fiber, blood and veins.

Spirit and soul, the longing for the trespassing of thought, without limits. Man and nature, listening to the earth and its forms, breathing inside and outside of us, outside our small human borders.